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Due anni dopo

Sono passati quasi due anni da quando, il 7 Luglio del 2020, la nostra comunità si ritrovò letteralmente “chiusa fuori” dalla sua Chiesa, la parrocchia dei Santi Martiri e Confessori del XX Secolo a Pistoia. La serratura della porta era stata cambiata.

Il nostro vescovo aveva deciso, contro ogni logica, contro ogni consiglio, contro ogni appello alla ragione, di rompere la comunione con la Chiesa Greca di vecchio calendario (da cui aveva ricevuto l’episcopato) e di “mettersi in proprio”, dando vita all’ennesimo esperimento di autocefalia italiana. Esperimento votato alla sconfitta, come tutti quelli che lo hanno preceduto. Noi siamo stati messi fuori dalla nostra chiesa solo per questo: per aver voluto mantenere la comunione con la Chiesa di Grecia e con il suo Arcivescovo, e non esserci voluti imbarcare in una avventura totalmente svincolata dalla prassi canonica della Chiesa.

Da allora, non abbiamo più potuto celebrare lì, e a me non è stato possibile neppure di recuperare i miei paramenti sacerdotali. In quella che per quasi vent’anni era stata la nostra casa oggi non celebra più nessuno, se non saltuariamente. Si preferisce tenerla chiusa piuttosto che restituirla a noi. E sì che erano stati proprio i parrocchiani a fare tutti i lavori lì dentro. Dai pavimenti, ai muri, al mobilio, tutto in quella Chiesa era stato fatto con le offerte e il lavoro di quelle persone che adesso non possono entrarvi. L’Iconostasi era stata un dono della Chiesa di Grecia.

Dopo la chiusura della nostra Parrocchia, abbiamo dovuto celebrare in luoghi di fortuna. All’inizio, nella casa di una famiglia di parrocchiani mutata per l’occasione in Domus Ecclesiae, abbiamo sperimentato come dovevano essere le prime comunità cristiane. Poi, per alcuni mesi, siamo stati ospiti della Chiesa romena di Monsummano, che era rimasta temporaneamente senza sacerdote per via del Covid. Infine, poco più di un anno fa, abbiamo trovato un locale in affitto da adibire a cappella temporanea, in attesa di trovarne uno più adatto. Abbiamo dedicato la nostra nuova Cappella a San Nettario, un uomo che fu perseguitato a causa degli interessi degli uomini, e che dovette lasciare il suo gregge e la sua sede episcopale in Egitto per andare in Grecia.

Nel caso di San Nettario si è visto bene come la persecuzione si sia mutata in benedizione. D’altra parte, sappiamo che Dio permette il male solo per poterne trarre un bene maggiore. Speriamo così che anche dal male che abbiamo ricevuto possa nascere il bene, e, come il Signore stesso ci ha chiesto, preghiamo per coloro che si sono fatti nostri persecutori, benediciamo e non malediciamo.

Molto di quello che abbiamo fatto non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di tanti.
Credo sia giusto non fare nomi, che nel segreto sono comunque elencati a ogni Proskomidia.
A noi non sarà possibile restituire il loro aiuto in questa vita, ma pregheremo «il Padre che vede nel segreto» di ricompensare ognuno di loro apertamente, oggi o domani, o quando Egli vorrà.

A nome della Comunità di San Nettario
p. Daniele


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