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Ultime dal Blog: Qoelet

Qoelet si trasferisce

Qoelet chiude i battenti. Già una volta questo blog era stato chiuso, o forse meglio sarebbe dire «messo tra parentesi». Adesso siamo, probabilmente, alla chiusura definitiva. Il blog rimarrà al suo posto, ma non sarà più aggiornato. Gli articoli più importanti e le omelie sono in via di trasferimento su Orthodoxia. L’Ortodossia in rete. In generale […]

Nel segno della falsificazione storica

Originally posted on Come la pioggia:
? di Daniele Marletta Catherine Nixey, Nel nome della croce. La distruzione del mondo classico, Bollati Boringhieri 2018 Un libro dal titolo commercialmente accattivante, ma che è nei contenuti addirittura peggiore delle aspettative. Nel risvolto di copertina si dice che chi lo ha scritto avrebbe studiato “Storia e Letteratura…

Dove va Costantinopoli. Due considerazioni

  Negli ultimi giorni, due notizie (distinte tra loro ma pur collegate in un certo senso, come vedremo) hanno portato alla ribalta la situazione del Patriarcato di Costantinopoli. La prima riguarda un suo problema interno: a quanto pare, da ora in poi il Patriarcato ecumenico approverà regolarmente le seconde nozze dei preti lasciati dalle mogli […]

Anfibi di carne e spirito

Anche noi siamo anfibi, come le rane, anche se in un modo diverso. Noi viviamo nel nostro corpo e nello spirito, e per questo abbiamo bisogno sia di cibo carnale che di cibo spirituale, siamo carnali e spirituali insieme. Noi però, al contrario della rana, potremmo vivere tutta la vita ignorando il fatto di essere degli anfibi, delle creature di carne e spirito e così, spesso, ci curiamo della nostra carne ma non del nostro spirito.

Sulla Trasfigurazione del Signore

Da un’omelia su «La venerata Trasfigurazione del Signore Dio e Salvatore Nostro Gesù Cristo» di San Gregorio Palamas

Trasfigurazione
Icona della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

…Dio sul monte si rende immaginabile sia scendendo Egli stesso dalla propria altezza, sia innalzando noi dall’umiltà di quaggiù, perché colui che non può essere contenuto da nulla sia contenuto nella misura d’una natura creata e nel modo più chiaro possibile.
…Dunque la luce della Trasfigurazione del Signore non appare e scompare, non è delimitata né soggetta ad una potenza sensibile, anche s’è stata vista con gli occhi del corpo, per un tempo breve e sulla cima ristretta d’un monte, ma gl’iniziati del Signore «erano passati allora», com’è stato detto, «dalla carne allo spirito, con il mutamento delle loro sensazioni, mutamento che attuò in loro lo Spirito, e così hanno visto quella luce ineffabile, che concesse e per quanto lo concesse loro la potenza dello Spirito divino» [Massimo il Confessore, Ambiguorum liber, PG 91, 1125D-1128D].
…«Che cosa significa che fu trasfigurato?», dice il teologo Crisostomo; «che schiuse come, come si compiacque di fare, un po’ della deità, e mostrò agl’iniziati il Dio che abitava in lui» [san Giovanni Crisostomo,  Eclogae 21, PG 63, 700]. «Avvenne infatti, mentre egli pregava, che il suo aspetto fu mutato» (Lc 9,29), come dice Luca, e risplendette «come il sole» (Mt 17,2), come scrive Matteo. Ha detto «come il sole»… per farci conoscere che ciò che per coloro che vivono secondo i sensi è il sole, per coloro che vivono secondo lo spirito e vedono nello spirito è Cristo come Dio… [Cristo] rivelò in modo ineffabile ai discepoli prescelti quella luce ineffabile.
…Il Signore nostro Gesù Cristo aveva quello splendore di per se stesso; perciò non aveva neppure bisogno della preghiera, che rendesse splendido di luce divina il suo corpo, ma mostrava da dove sarebbe venuta ai santi la luce di Dio e come da loro sarebbe stata contemplata; infatti anche i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro, e così, divenuti tutti luce divina, come frutti di luce divina, contempleranno Cristo che divinamente risplende in modo ineffabile: e promanando, secondo la sua natura, dalla sua deità, la sua gloria sul Tabor si mostrava comune anche al corpo, attraverso l’unità dell’ipostasi.
…Dunque quella luce è propria della deità ed è increata; e quando «Cristo fu trasfigurato», secondo i teologi, «non acquistò ciò che non era, né si trasformò in ciò che non era, ma manifestò ai discepoli ciò che era, aprendo i loro occhi e rendendoli capaci di vedere, da ciechi che erano» [san Giovanni Damasceno, In Transfigurationem 12, PG 96, 564C].
…Ma perché il Signore separa dagli altri i sommi apostoli, li conduce sul monte, e soli in disparte? Per mostrare qualcosa di veramente grande e mistico.
…Comprendendo il mistero della Trasfigurazione del Signore, procediamo verso lo splendore di quella luce; desiderosi della bellezza della gloria che non muta, purifichiamo l’occhio del nostro intendimento dalle contaminazioni della terra, disprezzando ogni piacere ed ogni bellezza non sia permanente; la quale, anche se sembra dolce, procura dolore eterno, ed, anche se porta bellezza al corpo, cinge l’anima della veste orrenda del peccato, a causa del quale, legato mani e piedi, colui che non ha la veste dell’unione incorruttibile è gettato nel fuoco e fuori, nella tenebra.
Che a ciò possiamo tutti sfuggire con lo splendore e la conoscenza della luce immateriale ed eterna della Trasfigurazione del Signore, per la sua gloria e quella del suo Padre senza principio e dello Spirito vivificante, dei quali una sola cosa e la stessa sono splendore, deità, gloria regno e potenza, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

Tratto da:  Gregorio Palamas, Che cos’è l’Ortodossia , trad. it. a cura di Ettore Perrella, Bompiani, Milano 2006, pp. 1337 sgg.


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