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Dove va Costantinopoli. Due considerazioni

  Negli ultimi giorni, due notizie (distinte tra loro ma pur collegate in un certo senso, come vedremo) hanno portato alla ribalta la situazione del Patriarcato di Costantinopoli. La prima riguarda un suo problema interno: a quanto pare, da ora in poi il Patriarcato ecumenico approverà regolarmente le seconde nozze dei preti lasciati dalle mogli […]

Anfibi di carne e spirito

Anche noi siamo anfibi, come le rane, anche se in un modo diverso. Noi viviamo nel nostro corpo e nello spirito, e per questo abbiamo bisogno sia di cibo carnale che di cibo spirituale, siamo carnali e spirituali insieme. Noi però, al contrario della rana, potremmo vivere tutta la vita ignorando il fatto di essere degli anfibi, delle creature di carne e spirito e così, spesso, ci curiamo della nostra carne ma non del nostro spirito.

Rimetti a noi i nostri debiti

Noi cominciamo ora il Grande Digiuno in preparazione per la Pasqua. Questo digiuno però sarà del tutto inutile, se noi lo faremo con spirito mercantile, facendo il conto di quanto dobbiamo e di quanto ci è dovuto.

Pregare con l’anima e il corpo

La Chiesa così ci ricorda, ancora una volta, che non è l’esattezza delle pratiche religiose a fare di noi dei veri cristiani, ma la nostra vita tutta intera. Non si può essere cristiani solo col corpo o solo con l’anima: parafrasando Sant’Agostino, se non diventiamo spirituali anche nel corpo diventeremo carnali anche nell’anima.

“Noi andiamo verso la Pasqua…” in ricordo di p. Marco

Nella notte tra il 19 e il 20 Agosto, nei giorni della Festa della Santa Trasfigurazione del Signore,  l’archimandrita Marco (Davitti) si è addormentato nel Signore. Vogliamo ricordarlo con le sue stesse parole, quelle di una omelia pronunciata più di trent’anni fa nella sua parrocchia di Bologna, in occasione del Vespro del perdono.
Arrivederci, Padre Marco, noi andiamo verso la Pasqua, tu ci sei già.

p. Daniele

p. Marco Davitti
L’Archimandrita Marco (Davitti)

OMELIA PER IL VESPRO DEL PERDONO (17 / 2 / 1980)

La settimana scorsa abbiamo letto nel Vangelo circa la fine del mondo. Oggi compiamo un ciclo, oggi la Chiesa ricorda la creazione. Qualunque scienziato scopre le meraviglie del cosmo, ma per noi cristiani in questa perfezione è entrato un elemento perturbatore: il peccato.
Adamo piange davanti alle porte del paradiso, in una sera triste, piena di abbandono,una sera in cui Adamo si trova spogliato dei doni che Dio gli aveva dato. In questa notte non c’è che una sola speranza: Gesù Cristo. Adamo piangeva ma il Signore gli prometteva che, attraverso una donna, ci avrebbe dato la Salvezza.
Questa sera piangiamo sui nostri peccati ma sappiamo anche che ci sarà la luce di Pasqua che anticipa la Pasqua eterna, il Paradiso. Noi andiamo verso la Pasqua. Qui a Bologna la Chiesa è ormai un dato acquisito, ma la Chiesa prega e vive per quanto noi vi andiamo. La Chiesa non è un dono garantito. Tutte le Chiese dovrebbero avere sempre davanti la propria provvisorietà.
Le altre ideologie promettono fratellanze, ma non quella che viene dal calice e che sola può darci la vera fratellanza.
Quando ero in seminario, in America, il nostro rettore P. Alexander Schmemann usava dire che chi giunge a questa sera può pensarsi felice. Il Signore ci dà la possibilità di rifare il nostro battesimo nella notte di Pasqua. La Chiesa ci offre in questo periodo le sue liturgie con momenti di preghiera più intensa (i Keretismì, il Grande Canone di Andrea di Creta, la Domenica dell’Ortodossia, quella di S. Gregorio Palamas). Viviamo assieme questo periodo, preghiamo assieme, rinnoviamo il nostro entusiasmo, anche se siamo rimasti pochi.
Nella Chiesa Ortodossa c’è l’usanza che il sacerdote, in questa sera, chieda perdono ai fedeli delle sue colpe o mancanze. Io so di essere stato brontolone, trascurato, leggero, di non avere parlato quando era il momento o di avere parlato in un momento inopportuno.
Per tutto quello che non ho fatto o avrei potuto e dovuto fare vi chiedo perdono, fratelli e sorelle. Per tutte le mie colpe, volontarie ed involontarie, vi chiedo di perdonarmi.

Amin


1 commento

  1. Grazie Padre Marco per averci aiutato nei primi passi della nostra fede ancora incerta. Lo conoscemmo nel 1995, noi eravamo stati battezzati a Fili due anni prima e avevamo poche possibilità’ di andare in chiesa. Padre Marco ci ha accolti con amore, ha battezzato Donata, la mia prima figlioccia, ci ha istruiti nella fede. Ci siamo poi trasferiti all’estero, ma molti anni dopo Padre Marco si ricordava ancora di noi. È noi di lui. Un vero pastore che non abbandona le sue pecorelle. Memoria Eterna!

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