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Domenica del paralitico

27 Aprile / 10 Maggio 2020
Memoria di San Simeone, parente del Signore
Quarta Domenica di Pasqua (del paralitico)
Tono terzo

Il paralitico di Betzetà

Evangelo mattutino quinto (Lc 24,12-35)

Prochimeno
Inneggiate al nostro Dio, inneggiate; inneggiate al nostro re, inneggiate.
Genti tutte, battete le mani; acclamate Dio con voce di esultanza. (Ps 46, 7. 2)
Apostolo:

Lettura degli Atti degli apostoli (9, 32-42)
In quei giorni avvenne che mentre Pietro passava da tutti, giunse anche dai fedeli che dimoravano a Lidda. Qui trovò un uomo, un tale di nome Enea, che da otto anni giaceva su un lettuccio ed era paralitico. Pietro gli disse: “Enea, Gesù Cristo ti guarisce; alzati e rifatti il letto”. E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saron e si convertirono al Signore. A Ioppe c’era una discepola di nome Tabithà, che significa Gazzella. Era ricca per  opere buone e le elemosine che faceva. Capitò che in quei giorni si ammalò e morì. La lavarono e la deposero nella stanza di sopra. E poiché Lidda era vicina a Ioppe i discepoli, udito che Pietro si trovava là, mandarono due uomini a pregarlo: “Non tardare a passare da noi!” Pietro si alzò e andò con loro. Appena arrivato lo condussero alla camera di sopra e gli si presentarono tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era con loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi rivolto al corpo disse: “Tabithà, alzati!”. Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la alzò, poi chiamò i santi e le vedove, e la presentò loro viva. La cosa fu nota in tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore.

Alleluia
In te, Signore, ho sperato, che io non resti confuso in eterno.
Sii per me un Dio protettore e un luogo fortificato per salvarmi. (Ps 70, 1. 3)

Evangelo secondo Giovanni (5, 1-15)
In quel tempo era la festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. C’è a Gerusalemme, presso la Porta delle pecore, una piscina chiamata in ebraico Betzetà, che ha cinque portici, sotto i quali giaceva una moltitudine di infermi, ciechi, zoppi e paralitici, che aspettavano il movimento delle acque. Infatti un angelo del Signore in certi momenti scendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo a entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua, guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo steso e sapendo che da molto tempo stava così, gli dice: “Vuoi guarire?” Gli rispose il malato: “Signore, non ho uomo che mi immerga nella piscina quando l’acqua viene agitata; quando vado io, un altro scende prima di me”. Gesù gli dice: “Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo giaciglio, camminava. Quel giorno era un sabato. Dicevano dunque i Giudei al guarito: “È sabato e non ti è lecito prendere il tuo giaciglio”. Ma egli rispose loro: “Chi mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo giaciglio e cammina”. Gli chiesero: “Chi è l’uomo che ti ha detto: Prendi il tuo giaciglio e cammina?” Ma il guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato dalla folla che c’era in quel posto. Dopo queste cose Gesù lo trova nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e annunciò ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.


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