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Domenica del cieco nato

20 Maggio / 2 Giugno 2019
Santo Martire Talaleo
Sesta Domenica di Pasqua (del Cieco)

AL MATTUTINO
Evangelo mattutino VIII (Giovanni 20, 11-18)

In quel tempo Maria stava vicino al sepolcro, all’esterno, e piangeva. Mentre piangeva, si curvò verso il sepolcro e vede due angeli in bianche vesti, seduti uno dalla parte del capo e uno dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dicono: “Donna, perché piangi?” Risponde loro: “Hanno preso il mio Signore e non so dove l’hanno messo”. Detto questo, si voltò indietro e vede Gesù che stava lì in piedi, ma non sapeva che era Gesù. Le dice Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Essa pensando che fosse l’ortolano, gli dice: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai messo e lo prenderò io”. Gesù le dice: “Maria!” Essa allora, voltatasi verso di lui, gli dice in ebraico: “Rabbunì!” (che significa Maestro). Gesù le dice: “Non mi toccare, perché ancora non sono salito al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria Maddalena viene e annuncia ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e queste cose che le aveva detto.

ALLA LITURGIA

APOSTOLOS

Prochimeno
Tu, Signore, ci custodirai e ci preserverai da questa generazione e in eterno.
Salvami, Signore, perché non resta un santo, perché scompaiono le verità dai figli degli uomini. (Ps 11, 8. 2)

Lettura degli Atti degli apostoli (16, 16-34)
In quei giorni, mentre noi apostoli andavamo alla preghiera, ci venne incontro una servetta, che aveva uno spirito divinatorio e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l’indovina. Essa seguiva Paolo e noi gridando e dicendo: “Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza”. Questo fece per molti giorni finché Paolo, seccato, si rivolse allo spirito e disse: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei”. E lo spirito uscì all’istante. Ma vedendo i padroni che se n’era uscita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono in piazza davanti alle autorità; presentandoli ai magistrati dissero: “Questi uomini mettono a soqquadro la nostra città; sono Giudei e annunciano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare”. La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al carceriere di sorvegliarli bene. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella cella più interna e strinse i loro piedi nei ceppi. Verso mezzanotte Paolo e Sila pregavano inneggiando a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D’improvviso ci fu un terremoto così forte da scuotere le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori il coltello per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò a gran voce e gli disse: “Non farti del male, siamo tutti qui”. Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, cosa devo fare per esser salvo?” Gli risposero: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvo tu e la tua famiglia”. E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora con sé e a quell’ora di notte lavò le loro piaghe e subito fu immerso lui e tutti i suoi. Poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e si rallegrò insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Alleluia
Le tue misericordie, Signore, canterò in eterno, di generazione in generazione.
Perché hai detto: in eterno la sua misericordia sarà edificata; nei cieli sarà stabilità la tua verità. (Ps 88, 2-3)

EVANGELO
secondo Giovanni (9, 1-38)
In quel tempo, passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?” Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo operare le opere di chi mi ha inviato finché è giorno: viene la notte in cui nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo sputò per terra, fece del fango con lo sputo, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe” (che si traduce: Inviato). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che prima avevano visto che era cieco, dicevano: “Non è quello che stava seduto a mendicare?” Alcuni dicevano: “E` lui!” Altri dicevano: “No, ma gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!” Allora gli chiesero: “Come dunque ti si aprirono gli occhi?” Egli rispose e disse: “Quell’uomo chiamato Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ alla piscina di Siloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ci ho visto”. Gli dissero: “Dov’è questo tale?” Risponde: “Non so”. Allora condussero dai farisei quello che era stato cieco: era sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto il fango e gli aprì gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo fango su gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un uomo peccatore fare segni simili?” E c’era dissenso tra loro. Allora chiedono di nuovo al cieco: “Tu che dici di chi ti ha aperto gli occhi?” Egli rispose: “E` un profeta!” Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono dicendo: “E` questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?” I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei si erano già accordati che, se qualcuno lo avesse riconosciuto come il Cristo, sarebbe stato espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età, chiedetelo a lui!” Allora chiamarono una seconda volta l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore!” Quegli rispose e disse: “Se è peccatore, non so; una cosa sola so: ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero di nuovo: “Che ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?” Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Anche voi volete diventare suoi discepoli?” Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove è.” Rispose quell’uomo e disse loro: “Questo è magnifico: non sapete di dove è, eppure mi ha aperto gli occhi! Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Dall’eternità non s’è mai sentito dire che qualcuno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Replicarono e gli dissero: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?” E lo cacciarono fuori. Gesù sentì che l’avevano cacciato fuori e trovatolo gli disse: “Tu credi nel Figlio di Dio?” Egli rispose e disse: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?” Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: è chi parla con te!” Ed egli disse: “Io credo, Signore!” E gli si prostrò innanzi.


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