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Dawkins, lo scienziato che gioca a essere Dio

E’ ormai cronaca dei giorni scorsi uno sfortunato intervento del professor Richard Dawkins su Twitter sul quale vorremmo dire poche parole. In esso il noto etologo e divulgatore risponde ai dubbi etici di una donna, incinta probabilmente di un figlio con sindrome di Down, sostenendo che sarebbe “immorale” portare avanti tale gravidanza: “Abortisci e provaci ancora. Sarebbe immorale metterlo al mondo avendo modo di scegliere”. L’intervento ha suscitato, c’era da aspettarselo, un vespaio di polemiche, tanto da indurre il suddetto professore al dietro-front e ad una generica richiesta di scuse, che ha però l’aspetto della classica “arrampicata sugli specchi”.[1]

"Abortisci e provaci di nuovo. Sarebbe immorale metterlo al mondo avendo modo di scegliere."
“Abortisci e provaci ancora. Sarebbe immorale metterlo al mondo avendo modo di scegliere.”

Richard Dawkins è, per chi fosse vissuto fuori dal nostro pianeta negli ultimi anni, un noto, notissimo maitre-à-pensér del più becero laicismo, autore tra l’altro di un fortunatissimo libro di propaganda ateistica [2] . In questo momento tutta la nostra sincera comprensione (e altrettanto sincera compassione) va ai tanti che qui in Italia e altrove hanno osannato il pensiero di quest’uomo di scienza e… di ideologia. E’ vero che, come dice il motto, “chi troppo in alto va cade sovente…” ma questa è una caduta di una certa sostanza, non solo di stile.
Ora, sia chiaro, il problema qui non è tanto il consiglio di abortire preso per sé. D’altra parte, che Dawkins fosse favorevole all’aborto lo sapevamo già (è suo un altro simpatico tweet, nel quale egli sostiene che vi è molta più umanità in un maiale adulto che in un feto umano, e tanto basti). Che fosse anche dell’idea che sia perfettamente inutile partorire un figlio Down quando si può sempre “abortire e provarci ancora”, quantomeno lo sospettavamo. Ciò che invece ci turba è quel suo spensierato “sarebbe immorale”. E’ buffo, a pensarci bene: un ateo militante, lottatore indefesso contro i moralismi e l’etica opprimente di tutte le religioni (soprattutto del Cristianesimo) viene ora a farci lezione di morale, ad insegnarci cosa è giusto e cosa no, rendendoci edotti sul bene e sul male. E questo dopo aver variamente sostenuto che alle chiese cristiane ciò non dovrebbe essere permesso. C’è anche da notare che Dawkins appartiene a quella eletta schiera che accusa tutte le chiese cristiane di non voler vedere il dramma interiore di una donna che decide di abortire. Viene il dubbio che non lo veda neppure lui.

Sarebbe ingiusto, però, sparare a zero su quella che è con ogni evidenza solo una esternazione infelice, senza provare a misurare quanto sia realmente profondo il male, quanto nella mentalità di tanti scienziati e scientisti sia oggi radicata una idea profondamente malata della natura stessa della scienza. Il binomio scienza-tecnica è ormai giunto ad un tal punto di assolutezza – o, se si preferisce, di perversione – da divenire fonte di morale. Poniamoci soltanto una semplice domanda: davvero il mondo si è così tanto allontanato da Dio? E’ dunque vero quel detto di Nietzsche: Dio è morto, e noi lo abbiamo ucciso. Lo abbiamo ucciso perché era necessario, per essere noi dio a noi stessi. Abba Justin (Popovic) l’aveva affermato perentoriamente e con parole profetiche parlando dell’uomo europeo (ma potremmo ovviamente estendere il discorso all’uomo contemporaneo tout court:

“L’uomo europeo ha fatto l’esperienza di una profonda vertigine. Ha posto il superuomo alla sommità della sua Torre di Babele, per essere corona del proprio edificio. Tuttavia il superuomo è impazzito appena giunto all’apice e si è gettato dalla Torre. Essa è caduta con lui, sbriciolandosi tra guerre e rivoluzioni. L’homo europaeicus è giunto al suicidio. Il suo Wille zur Macht (volontà di potenza) è divenuto Wille zur Nacht (volontà di notte). Una profonda notte è discesa sull’Europa. I suoi idoli
crollano e non è lontano il giorno in cui della cultura europea, di quella cultura che ha costruito città e distrutto anime, che deifica le creature e rigetta il Creatore, non rimarrà pietra su un pietra.” [3]

L’Occidente getta dunque la maschera? Certamente non è la prima volta né sarà l’ultima che un qualche uomo di scienza o di cultura si trovi a farsi interprete – quanto coscientemente non ci è dato saperlo  – di quello spirito luciferino che da secoli ormai ha invaso la civiltà occidentale, quello stesso spirito luciferino che sempre più e in modi sempre nuovi ci spinge a essere “come déi, conoscendo il bene ed il male”.

Giusi Spagnolo, prima donna al mondo con sindrome di Down
Giusi Spagnolo, prima donna laureata al mondo con sindrome di Down

Per chiudere con leggerezza, ricordiamo al professor Dawkins che essere Down non è poi così male: in Italia la ventiseienne Giusi Spagnolo, affetta dalla sindrome di Down, si è laureata in Beni demoetnoantropologici all’Università di Palermo.

p. Daniele Marletta


[1]Per chi abbia la pazienza di leggerla: https://richarddawkins.net/2014/08/abortion-down-syndrome-an-apology-for-letting-slip-the-dogs-of-twitterwar/

[2] Richard Dawkins, L’illusione di Dio, trad. it: Milano, Mondadori, 2008

[3]  Cfr. P . JUSTIN (POPOVIČ), Humanistic and theantropic culture in IDEM , The Orthodox Church and Ecumenism, Birmingham, Lazarica Press, 2000, pp. 108-109. Questo saggio di p. Justin fu pubblicato per la prima volta nella sua opera Svetosavlje kao filosofija zivota [San Sava e la filosofia della vita] nel 1953 ed in seguito ripreso e rielaborato.


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