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Category Archives: Ortodossia

Ultime dal Blog: Qoelet

Vaccini, autismo e complotti

Ho ricevuto privatamente una email in cui mi si pongono alcune domande su un argomento che non è, strettamente parlando, religioso ma che mi sta molto a cuore. Per questo ho deciso di rispondere pubblicamente. Caro p. Daniele, per puro caso, mi sono trovato a leggere alcuni suoi interventi in una discussione su un noto […]

Sulla Comunione frequente

Mi è capitato recentemente di rispondere in privato ad alcune domande sul tema della Comunione frequente. Si tratta, stranamente, di un argomento assai dibattuto. E dico “stranamente” perché l’opinione dei Padri in merito è molto chiara. Ho così pensato di rendere pubbliche le risposte. Quanto spesso è bene accostarsi all’Eucaristia? San Girolamo di Egina, un […]

Diamoci delle arie…

Alcuni mesi fa, Tudor Pectu, un mio corrispondente romeno, mi ha intervistato nell’ambito di una sua ricerca sul’Ortodossia in Occidente. Tra gli intervistati ci sono ovviamente persone  ben più quotate ed influenti di me nell’ambito dell’Ortodossia in Italia e in Occidente, ma vi sono anche alcuni ben più sconosciuti di me… Queste interviste sono state pubblicate in […]

Perché l’ecumenismo è una eresia?

Spesso mi si chiede come mai molti ortodossi siano tanto contrari al movimento ecumenico e guardino ad esso con tanta ostilità, vedendovi addirittura una eresia. I motivi sono in realtà molti e gravi, e meritano una trattazione approfondita. Mi limiterò qui a poche note fondamentali, partendo dall’esempio di una eventuale unificazione tra cattolici ed ortodossi. […]

Pasqua 2015: Messaggio sinodale

ANNUNCIO PASQUALE
DELL’ANNO DI SALVEZZA 2015
a tutta la pienezza della Chiesa

Discesa agli InferiScarica in versione PDF l’annuncio pasquale 2015

“Ieri insieme ero sepolto con te, o Cristo. Insieme mi desto oggi con te risorto. Insieme ero crocifisso con te ieri: tu stesso conglorificami, o Salvatore, nel Regno tuo.”

Figli nel Signore carissimi,
FESTEGGIAMO ancora una volta la Festa delle Feste, la grandissima e splendida Solennità della Resurrezione del Cristo, la quale riempie l’universo con la luminosa e oltremondana sua Luce.
Il divino Amore per gli uomini dona ancora a noi il culmine della gioia e dell’esultanza, questo insuperabile diletto e letizia!
Poiché il Signore nostro Gesù Cristo, Uno della Triade, “l’ultimo Adamo” (1Cor 15:45), il Medico e Salvatore della coppia umana da Dio plasmata, che era caduta nella disubbidienza ed era stata scacciata dal Paradiso di delizia, è venuto in questo mondo in forma di servo (cfr. Fil 2:7). È disceso per prendere su di sé senza peccato la nostra infermità, la meschinità e la povertà. E così il nostro Autore e Creatore è divenuto anche nostro Congiunto, per prendere parte di ciò che è nostro a nostro favore! E, come mette in rilievo san Gregorio il Teologo, “Egli si umilia per mezzo della sua anima piegata a terra, per innalzare insieme con lui ciò che era chinato in basso per opera del peccato.”
Che grandissimo Amore e Compassione! Egli discende dal cielo in modo straordinario e diventa, lui che è Invisibile, visibile; lui che è Incircoscrivibile, circoscrivibile; e in tutto diviene simile a noi “fuorché nel peccato.” E questo “per fare ritornare l’esiliato e sciogliere il prigioniero e avere misericordia dell’insolente e onorare lo schernito e fare risorgere l’ucciso!” (Isidoro Glavàs, arcivescovo di Tessalonica nel XIV s.)
Fissando lo sguardo a questo proposito, Egli accettò una volontaria Passione, “disprezzando l’infamia” (Ebr 12:2), sostenendo ogni pena e ogni sofferenza, dell’anima e del corpo, “fino alla croce e alla morte”; poiché patì veramente come uomo, mentre la divinità rimaneva impassibile e oscurava il sole e sconvolgeva la terra!
Egli discese fino all’Ade, così che con forza invincibile superasse il tiranno, il nemico diavolo, vincendolo a viva forza, e risalisse Trionfatore con il suo glorioso “bottino” per assidersi “in alto,” “portando via con sé dall’Ade i morti in potere dell’Ade” (Antonio, arcivescovo di Larissa nel XIV s.), cioè Adamo ed Eva e quelli che avevano creduto insieme con loro.
E così ha spalancato le porte celesti, di modo che non vi fosse più impedimento a che noi soggiornassimo e vivessimo negli eccelsi, noi uomini sulla terra, in quanto certamente noi lo desideriamo.
* * *
PERCHÉ anche noi possiamo partecipare alla gioia della Resurrezione, non per sentito dire, ma avendone percezione, è necessario che amiamo e abbracciamo in precedenza la Passione, la Croce e la Sepoltura. Inoltre, si richiede l’apertura degli occhi interiori, cioè degli occhi spirituali del cuore, dell’intelletto e della coscienza per opera del santo Spirito (cfr. Efes 1:18), perché veniamo illuminati dalla Grazia e perché intendiamo e desideriamo fino alla morte i beni sperati dalla Resurrezione.
In quanto Cristo è risorto dai morti per risuscitare noi dalla morte psichica del peccato e dall’oscurità delle passioni; per richiamarci e raddrizzarci dai sepolcri delle nostre tragressioni che recano molte sofferenze! Giacché Egli è risorto, anche noi siamo risorti dai peccati a nostra guarigione!
Per cui, con fede e timore e amore avviciniamoci, fratelli, alla Comunione del Corpo e del Sangue del nostro Salvatore Risorto, per ricevere remissione dei peccati e vita eterna. I luminosi ed eccelsi doni della Resurrezione vengono dati dalla divina Bontà a quanti hanno prima provato il gusto amaro del digiuno, la vergogna del pentimento, il timore del castigo, a quanti hanno perdonato di cuore, hanno avuto misericordia, hanno sopportato, hanno custodito i loro corpi puri dalla sporcizia del peccato con la forza della divina Grazia e hanno rivestito le loro anime di purezza, amore per gli uomini e preghiera. Perché la purezza e il buono stato interiori sopraggiungono per noi mediante il continuo sviluppo dell’intelletto verso il soavissimo Gesù e mediante il sempre memore ricordo di ciò che è stato fatto per noi dal Salvatore.
Non dimentichiamoci che con le miserie della continenza siamo stati sepolti insieme con il Cristo e con l’allontanamento del passionale pensiero mondano siamo stati crocifissi insieme con Lui, cosicché con la Vita nello Spirito e la Gioia della Pasqua, per divina forza ed energia, siamo risorti insieme con Colui che è risorto per noi!
* * *
APPARTENIAMO, per divina grazia, alla Chiesa martire dei Genuini Ortodossi Cristiani, che è stata perseguitata e ha subìto prove e tempeste d’ogni genere, dal di fuori e dall’interno, ma è stata ferma sulla Roccia della buona Confessione e adesso fiorisce unificata e accresciuta, guidando tutti noi al Regno senza tramonto. I Lottatori prima di noi subirono maltrattamenti e sofferenze, “allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera” (Rom 12:12), e godono ora della beatitudine senza fine nei cieli. Non possiamo se non mostrarci degni continuatori di essi, in Fede Ortodossa e Virtù, fornendo una Testimonianza di Croce e Resurrezione in mezzo ad una generazione perversa e corrotta.
Illuminàti nella luce divina e resi sazi in sacra ispirazione, orsù proclamiamo con gioia ed esultanza:
“È risorto il Cristo; e siamo stati sciolti dalla seconda e perpetua morte. È risorto il Cristo; e il nemico è ucciso…È risorto il Cristo; e vengono innalzati i fedeli…È risorto il Cristo; e siamo stati liberati dalla tenebra delle passioni. È risorto il Cristo; e siamo stati stimati degni della condizione angelica…È risorto il Cristo; e la Grazia dimora tra donne e uomini…È risorto il Cristo; e Dio giudica la terra dopo che ne è stato bandito il signore di questo mondo!” (Isidoro di Tessalonica)
A Lui che è risorto la gloria e la potenza nei secoli. Amìn.
Cristo è risorto! Veramente è risorto!
Santa Pasqua 2015

La sacra Sinodo
L’Arcivescovo
† CALLINICO di Atene
I Membri
† AKAKIO di Attica e Diaulèa
† MASSIMO di Tessalonica e Demetriade
† ATANASIO di Larissa e Platamone
† GIUSTINO di Eurìpo ed Eubea
† GERONZIO di Pireo e Salamina
† CRISOSTOMO di Attica e Beozia
† MOSÈ di Toronto
† DEMETRIO di America
† CIPRIANO di Oropòs e Filì
† GREGORIO di Cristianùpoli
† FOZIO di Maratona
† AMBROGIO di Filippi
† AMBROGIO di Metone
† MICHELE di Nora
† SILVANO di Luni
† CLEMENTE di Gardìkion
† AUSSENZIO di Etna e Portland
† TEODOSIO di Brestène
† CRISTÒDULO di Teùpoli

Sulla Trasfigurazione del Signore

Da un’omelia su «La venerata Trasfigurazione del Signore Dio e Salvatore Nostro Gesù Cristo» di San Gregorio Palamas

Trasfigurazione
Icona della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

…Dio sul monte si rende immaginabile sia scendendo Egli stesso dalla propria altezza, sia innalzando noi dall’umiltà di quaggiù, perché colui che non può essere contenuto da nulla sia contenuto nella misura d’una natura creata e nel modo più chiaro possibile.
…Dunque la luce della Trasfigurazione del Signore non appare e scompare, non è delimitata né soggetta ad una potenza sensibile, anche s’è stata vista con gli occhi del corpo, per un tempo breve e sulla cima ristretta d’un monte, ma gl’iniziati del Signore «erano passati allora», com’è stato detto, «dalla carne allo spirito, con il mutamento delle loro sensazioni, mutamento che attuò in loro lo Spirito, e così hanno visto quella luce ineffabile, che concesse e per quanto lo concesse loro la potenza dello Spirito divino» [Massimo il Confessore, Ambiguorum liber, PG 91, 1125D-1128D].
…«Che cosa significa che fu trasfigurato?», dice il teologo Crisostomo; «che schiuse come, come si compiacque di fare, un po’ della deità, e mostrò agl’iniziati il Dio che abitava in lui» [san Giovanni Crisostomo,  Eclogae 21, PG 63, 700]. «Avvenne infatti, mentre egli pregava, che il suo aspetto fu mutato» (Lc 9,29), come dice Luca, e risplendette «come il sole» (Mt 17,2), come scrive Matteo. Ha detto «come il sole»… per farci conoscere che ciò che per coloro che vivono secondo i sensi è il sole, per coloro che vivono secondo lo spirito e vedono nello spirito è Cristo come Dio… [Cristo] rivelò in modo ineffabile ai discepoli prescelti quella luce ineffabile.
…Il Signore nostro Gesù Cristo aveva quello splendore di per se stesso; perciò non aveva neppure bisogno della preghiera, che rendesse splendido di luce divina il suo corpo, ma mostrava da dove sarebbe venuta ai santi la luce di Dio e come da loro sarebbe stata contemplata; infatti anche i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro, e così, divenuti tutti luce divina, come frutti di luce divina, contempleranno Cristo che divinamente risplende in modo ineffabile: e promanando, secondo la sua natura, dalla sua deità, la sua gloria sul Tabor si mostrava comune anche al corpo, attraverso l’unità dell’ipostasi.
…Dunque quella luce è propria della deità ed è increata; e quando «Cristo fu trasfigurato», secondo i teologi, «non acquistò ciò che non era, né si trasformò in ciò che non era, ma manifestò ai discepoli ciò che era, aprendo i loro occhi e rendendoli capaci di vedere, da ciechi che erano» [san Giovanni Damasceno, In Transfigurationem 12, PG 96, 564C].
…Ma perché il Signore separa dagli altri i sommi apostoli, li conduce sul monte, e soli in disparte? Per mostrare qualcosa di veramente grande e mistico.
…Comprendendo il mistero della Trasfigurazione del Signore, procediamo verso lo splendore di quella luce; desiderosi della bellezza della gloria che non muta, purifichiamo l’occhio del nostro intendimento dalle contaminazioni della terra, disprezzando ogni piacere ed ogni bellezza non sia permanente; la quale, anche se sembra dolce, procura dolore eterno, ed, anche se porta bellezza al corpo, cinge l’anima della veste orrenda del peccato, a causa del quale, legato mani e piedi, colui che non ha la veste dell’unione incorruttibile è gettato nel fuoco e fuori, nella tenebra.
Che a ciò possiamo tutti sfuggire con lo splendore e la conoscenza della luce immateriale ed eterna della Trasfigurazione del Signore, per la sua gloria e quella del suo Padre senza principio e dello Spirito vivificante, dei quali una sola cosa e la stessa sono splendore, deità, gloria regno e potenza, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

Tratto da:  Gregorio Palamas, Che cos’è l’Ortodossia , trad. it. a cura di Ettore Perrella, Bompiani, Milano 2006, pp. 1337 sgg.

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Riunificazione dei Veri Cristiani Ortodossi di Grecia

Chiesa nella notteIl 10 / 23 marzo del 2014, Domenica dell’adorazione della Vivificante Croce, si è realizzato il sogno di molti cristiani ortodossi: la riunificazione effettiva (sancita da una grande concelebrazione liturgica) dei due principali sinodi vecchiocalendaristi di Grecia, ovvero il Sinodo dei Resistenti e quello dei Veri Cristiani Ortodossi. Esiste oggi dunque in Grecia un’unica Chiesa per i cristiani ortodossi fedeli al calendario ecclesiastico e oppositori del movimento ecumenico: la Chiesa dei Veri Cristiani Ortodossi, sotto l’omoforio dell‘Arcivescovo Callinico di Atene. Il Santo Sinodo dei Resistenti dunque non esiste più, poiche le sue Diocesi sono oggi incardinate all’interno di questa Chiesa, e così anche la Diocesi di Luni a cui appartine la nostra Parrocchia è posta sotto il primato dell’Arcivescovo di Atene.
Questo evento è per molti versi epocale: i cristiani ortodossi fedeli alla tradizione dei Padri riconoscono sempre più la necessità di superare le loro divisioni per far fronte alla situazione attuale dell’ortodossia. Per questo speriamo che anche gli altri Sinodi presenti in Grecia si uniscano al più presto con noi.

E’ però necessaria una chiarificazione. Da ambienti diversi (diversissimi tra loro, ma perfettamente unanimi nel temere questa riunificazione) si è fatta della facile ironia, sentenziando da una parte la fine della “ecclesiologia moderata” dei resistenti, dall’altra un “ammorbidimento” della lotta contro l’ecumenismo. Per essere più chiari: da sinistra si accusa il Sinodo dei Resistenti di essersi “dissolto” in quello dei Veri Cristiani Ortodossi, rinunciando alla sua ecclesiologia “della resistenza”; da destra si accusa il Sinodo dell’Arcivescovo Callinico di non aver condannato il cosiddetto “ciprianismo”.

Queste letture sono ovviamente di parte. Ci preme precisare che nessuno ha rinunciato a nulla: nessuno è diventato estremista e nessuno è diventato ecumenista.
Ci piace per questo citare le parole del Metropolita Crisostomo di Etna:

“In primo luogo, siate certi che nessuno dei nostri princìpi, non la nostra moderazione, né lo spirito lasciato a noi dal nostro compianto e venerato Metropolita Cipriano sono stati accantonati, come alcuni oppositori hanno suggerito. Abbiamo chiamato gli altri, come sempre, ad agire in modo cristiano e di essere in disaccordo da gentiluomini su questioni che sono, di fatto, teologoumeni, agendo in buona fede e con rispetto reciproco.”
Quindi, ci dispiace dirlo, ma se una cosa è chiara, è il fatto che il “ciprianismo” non è mai esistito. Erano certamente necessarie delle chiarificazione da ambo le parti e le chiarificazioni ci sono state.

Concludiamo con un ringraziamento al Metropolita Cipriano II di Oropòs e Filì per aver guidato la nostra Chiesa fino a questa riunificazione e con l’augurio al nostro Primate, l’Arcivescovo Callinico di Atene di saperla portare avanti e farla fruttificare.

L’elezione del nuovo Metropolita di Oropòs e Filì

Chiesa Ortodossa Greca del Vecchio calendario
Comunicato informativo

L’elezione di un nuovo metropolita di Oropòs e Filì
e la sua elevazione a Primo Ierarca del Santo Sinodo in Resistenza

 1 È con piacere che informiamo il gregge ortodosso della nostra comunità ecclesiastica che oggi, (4 / 17 Ottobre 2013), alla sua regolare convocazione annuale (la quattordicesima, 2013) la Gerarchia del nostro Santo Sinodo ha affrontato innanzitutto, e come sua assoluta priorità, la questione del ristabilimento della sede vacante della Sacra Metropolia di Oropòs e Filì.

 2 Dopo profonda ed esaustiva discussione, per Grazia di Dio, Sua Grazia il Vescovo Cipriano di Oreoi, luogotenente e Presule, finora, del Santo Sinodo è stato unanimemente eletto Metropolita di Oropòs e Filì, succedendo al nostro Gheronda e primo Metropolita, Sua Eminenza il Metropolita Cipriano (+17 Maggio 2013 [v.s])

3 Dopo la lettura dell’Editto Minore, è stato deciso che Officio del Grande Editto, ed anche dell’Intronizzazione del nuovo Metropolita, avrà luogo Sabato 6 / 19 Ottobre 2013, alle 5:30 p.m. Nel Grande Katholikòn (la Chiesa principale e Cattedrale) del Santo Monastero dei SS Cipriano e Giustina, Filì, Attica, Grecia.

4 Il Santo Sinodo completerà i suoi procedimenti domani (Venerdì 5 / 18 Ottobre) per attendere a a tutti gli argomenti della sua agenda. Esso implora così i fedeli figli della sua giurisdizione ecclesiastica di continuare a pregare a questo fine.

Filì, Atene
4 / 17 Ottobre 2013
Memoria di San Ieroteo di Atene

Dalla Cancelleria del Santo Sinodo
† Vescovo Clemente di Gardikion

 

Cattolicità e canonicità

 Periodicamente, nell’Internet ortodosso italiano tornano a farsi sentire gli sproloqui sui cosiddetti “ortodossi non canonici”.  Si va in genere da un attacco indifferenziato sulle varie chiese ortodosse “non ufficiali” (senza distinzioni di alcun genere, secondo il noto principio del “fare di tutta l’erba un fascio”) agli attacchi al limite del grottesco contro alcuni di questi “non canonici” (ad esempio contro i monaci del Sacro Monastero di Esfigmenou sul Monte Athos, vittime designate – anche se forse non del tutto incolpevoli – di una delle più elaborate campagne diffamatorie di tutta la storia della Chiesa). Quanto a precisione teologica, tali interventi pubblicati in rete lasciano assai a desiderare, per cui non ci sentiamo neppure in obbligo di citarli. Vogliamo però puntualizzare cosa sia realmente la canonicità di una chiesa e come si faccia a riconoscerla; per questa ragione ripubblichiamo un articolo che già da qualche anno era presente in rete, nella speranza che possa essere utile a delineare correttamente il problema.

p. Daniele

+Silvano vescovo di Luni ed Esarca d’Italia
Protopresbitero p. Stefano Dell’Isola

Cattolicità e canonicità. Breve saggio di ecclesiologia ortodossa nel mondo contemporaneo

La Chiesa Occorre iniziare con una riflessione sulla cattolicità. Quando recitiamo il Simbolo della Fede professiamo “l’Unica Santa Cattolica ed Apostolica Chiesa”. È dalla nozione di “Chiesa Cattolica”, appunto, che occorre partire per la nostra riflessione. Sant’Ignazio Teoforo, discepolo degli Apostoli, afferma con precisione “là dove è Cristo, lì è la Chiesa Cattolica”(1) espressione che è simmetrica all’altra, dello stesso Padre, “là dove è il vescovo, lì è la Chiesa Cattolica”(2). È evidente che, essendo le Chiese locali delle origini assai piccole geograficamente, il termine “cattolica” non può essere inteso come “universale” nel senso dell’estensione, quanto piuttosto nel suo senso etimologico kath’olon cioè per integrum, ovverosia che conserva nell’integrità la pienezza dell’essenza della Chiesa in tutte le sue manifestazioni. La Chiesa è cattolica nel senso che essa è, nella sua profonda natura, da estendere a tutti i popoli di tutte le terre (3), che quindi non possono essere divisi tra di loro: la fede è l’elemento che li unisce e non che li distingue gli uni dagli altri. D’altra parte ogni chiesa locale è cattolica in quanto ha in sé compiutamente ed integralmente tutta la pienezza della vita in Cristo. Questo è il senso in cui la parola è usata nel Simbolo della Fede.(4) Questo senso così complesso è la ragione di perché la parola, nel testo latino, e, di conseguenza, in quello italiano non è stata mai tradotta ma solo traslitterata (5). È interessante, a questo proposito, un passo del Catechismo ufficiale della chiesa romano-cattolica: “Le Chiese particolari sono pienamente cattoliche per la comunione con una di loro: la Chiesa di Roma.”(6) Da questo se ne deduce che, secondo la chiesa papale, la “piena cattolicità” di una Chiesa Locale non si trova all’interno di essa, ma le è esterna ed estrinseca, ovverosia si trova in un’altra Chiesa locale, quella di Roma e nel suo vescovo. I passi patristici portati a conforto di tale tesi risultano, da un punto di vista ortodosso, interpretati in modo che appare non fedele al pensiero dell’autore e quindi spiritualmente non autentico.

Passiamo da questa riflessione sulla cattolicità ad una sulla canonicità. Nella Chiesa Ortodossa, fino all’inizio del XX secolo, la parola “canonicità” ha avuto un unico ed identico significato, quello di “fedeltà ai canoni”, cioè alle “regole della Chiesa”; concetto non trascurabile perché nella Chiesa tutte le questioni disciplinari hanno sempre e comunque un risvolto teologico-dogmatico; quindi una Chiesa era ritenuta canonica quando nella sua vita seguiva la regula fidei e, conseguentemente, la regula disciplinae che ne discendeva. Dopo i cambiamenti degli anni ‘20, inaugurati dalla ben nota Enciclica del Patriarcato di Costantinopoli del 1920 sull’Ecumenismo che contraddiceva tutta la prassi e la dottrina seguite fino ad allora – come nella Enciclica dei Patriarchi orientali del 1848 e l’Enciclica Patriarcale del 1895 – il significato del termine è mutato. Una Chiesa che ha l’appoggio del potere politico si autodichiara ufficialmente “canonica” e poi procede con assoluta regolarità ad infrangere una buona parte dei canoni della Chiesa e, così facendo, continua a definirsi “canonica”. Tra queste emerge il Patriarcato di Costantinopoli che con una costante progressione infrange i canoni e continua a dichiararsi canonico anzi, negli ultimi tempi, emerge un movimento simmetrico a quello papale: si fa strada l’idea che una Chiesa locale sia “pienamente canonica” solo se è in comunione con il patriarca di Costantinopoli, costituendo così una realtà speculare a quella romano-cattolica.

In tal modo viene a costituirsi un principio esterno ed estrinseco della canonicità per cui essa viene a trovarsi non più nella regula disciplinae che rispecchia la regula fidei, bensì al fuori di essa; in altre parole, essa consiste nella comunione col Patriarca di Costantinopoli. La canonicità e la cattolicità (in senso autenticamente ortodosso) si rivelano due concetti complementari e quando cade l’una cade anche l’altra. Ecco perché è questione di vitale importanza definire esattamente cosa sia la canonicità di una Chiesa perché essa corrisponde alla sua cattolicità. E se cade la cattolicità cade la Chiesa, secondo quanto noi professiamo nello stesso Simbolo della Fede. Ora, se davvero la canonicità (e quindi la cattolicità) consiste nella comunione con il Vescovo di Costantinopoli (o con qualsivoglia altro vescovo), noi siamo divenuti papisti e non siamo più ortodossi: abbiamo solo spostato verso Est la “sede” garante di ciò. Si potrebbe obiettare che non è la comunione con Costantinopoli la garanzia e la operatrice della cattolicità e della canonicità, ma la comunione cattolica delle Chiese locali tra di loro. Questa affermazione che, ad un udito superficiale, suona molto bene, è in realtà totalmente ingannevole, in quanto se non ci fosse un principio attorno al quale si fa la comunione, alcune realtà totalmente eterodosse nella dottrina e nella prassi ed in comunione tra loro, potrebbero proclamarsi “canoniche”. Ebbene il principio attorno al quale si fa la comunione esiste certamente ed è intrinseco a ciascuna Chiesa locale: in quanto questo principio cattolico è presente ed operante in essa, essa è cattolica-canonica ed in comunione con tutte le altre Chiese cattoliche e canoniche. Questo principio sussiste nella totale aderenza alla regula fidei ed insieme alla regula disciplinae (intesa quest’ultima, non nel senso della perfetta santità personale e morale dei suoi membri, ma nel senso di attualità della regola canonica nell’ordine della Chiesa). Esso si manifesta principalmente nella celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo nella successione, non solo materiale e storica, ma anche sostanziale, ovverosia in fidelitate fidei, degli Apostoli. Questo è il motivo per cui non è la canonicità che costituisce la sostanza della fidelitas fidei, ma è l’inverso e per questo, nell’ordine della Chiesa, è talora necessario e obbligante andare oltre la continuità puramente formale della canonicità proprio in ragione di questa fidelitas. È quanto la storia della Chiesa più volte ci rappresenta e che trova la sua finale codificazione nella seconda parte del can. XV del Concilio Primo-Secondo di Costantinopoli (861) (7) presieduto da San Fozio il Grande. Affermare che la fidelitas fidei costituisce il primo e fondamentale vincolo che tiene unita la Chiesa al di là di ogni unione puramente giuridica o formale significa collocarsi all’interno della logica dell’economia divina che procede per la continua coniugazione della fedeltà sempiterna di Dio di fronte all’infedeltà dell’uomo peccatore, singolo o riunito nel “populus” che, quando viola l’alleanza viene pedagogicamente castigato ma sempre richiamato da Dio ad una rinnovata fedeltà (8). Di questo schema l’Antico Testamento è ricolmo e Cristo lo porta al compimento nella notte della cena: “questo calice è l’alleanza nuova, nel sangue mio” (9). Ciò è a finale dimostrazione che la canonicità cristiana ed ortodossa è concetto in primis non giuridico, ma teologico e dogmatico, come dicevamo più sopra. Pertanto, in questa logica, la rottura di comunione compiuta per questa fidelitas, non costituisce un’affermazione di una maggiore personale fedeltà o santità, ma l’annuncio profetico del bisogno di ritornare tutti, seguendo il richiamo profetico, alla fidelitas plena col Dio dell’Alleanza d’Amore. Ciò è anche a monito solenne per chi vuole scherzare con questi concetti come se si riferissero a pure e semplici realtà umane. Con Dio non si può scherzare.

 

Pistoia 26 luglio/8 Agosto 2007 santa martire Parasceva.

 

Note

1 cfr. Ignazio di Antiochia, Epistola ai Trallesi 3, 1

2 cfr. Ignazio di Antiochia, Epistola agli Smirnesi 8, 2.

3 cfr. Mt. 28, 19.

4 cfr. S. Livi, Attualità del Simbolo, Milano (Franco Angeli) 2002, l’intero capitolo sull’Ecclesiologia.

5 Nella versione slavo-ecclesiastica del Credo il termine katholikì viene tradotto con sobòrnaya; è di per sé evidente che ogni discussione sul Simbolo che abbia per base il testo slavo deve far coincidere il campo semantico del termine slavo con quello greco in sintonia con quanto hanno inteso fare i traduttori slavi. Qualunque altro tentativo di discorso teologico, partendo da altre possibilità semantiche del termine slavo, è stato condannato, ad esempio nella letteratura teologica in lingua russa, come peregrino e fuori luogo.

6 Catechismo della Chiesa Cattolica – Vers.italiana a cura della CEI – Roma (Libreria Editrice Vaticana) 2003, Art. 834.

7 S. Nicodemo Aghiorita, Pidalion, Atene (Astir) 1990, pag.258 (In greco)

8 Questa fidelitas che si fonda nella primordiale alleanza della creazione dell’uomo e del tradimento e del cosiddetto “protovangelo” (Gn. 3, 15), preannunciata dall’alleanza di Abramo e dei Patriarchi e fondata nell’Alleanza Sinaitica dell’Esodo, dei Giudici e dei Re, trova il suo apice nell’annuncio dei Profeti per i quali possiamo citare due celebri passi: Ez. 20; 36, 22 segg.; Os. 14, 4 e segg. – passi tutti citati a mo’ d’esempio d’una letteratura sacra continua e conseguente su questa tematica.

9 cfr. Cor. 11, 25.

Fonte: http://www.diocesidiluni.it/delegazione_roma/?page_id=73

“Noi andiamo verso la Pasqua…” in ricordo di p. Marco

Nella notte tra il 19 e il 20 Agosto, nei giorni della Festa della Santa Trasfigurazione del Signore,  l’archimandrita Marco (Davitti) si è addormentato nel Signore. Vogliamo ricordarlo con le sue stesse parole, quelle di una omelia pronunciata più di trent’anni fa nella sua parrocchia di Bologna, in occasione del Vespro del perdono.
Arrivederci, Padre Marco, noi andiamo verso la Pasqua, tu ci sei già.

p. Daniele

p. Marco Davitti
L’Archimandrita Marco (Davitti)

OMELIA PER IL VESPRO DEL PERDONO (17 / 2 / 1980)

La settimana scorsa abbiamo letto nel Vangelo circa la fine del mondo. Oggi compiamo un ciclo, oggi la Chiesa ricorda la creazione. Qualunque scienziato scopre le meraviglie del cosmo, ma per noi cristiani in questa perfezione è entrato un elemento perturbatore: il peccato.
Adamo piange davanti alle porte del paradiso, in una sera triste, piena di abbandono,una sera in cui Adamo si trova spogliato dei doni che Dio gli aveva dato. In questa notte non c’è che una sola speranza: Gesù Cristo. Adamo piangeva ma il Signore gli prometteva che, attraverso una donna, ci avrebbe dato la Salvezza.
Questa sera piangiamo sui nostri peccati ma sappiamo anche che ci sarà la luce di Pasqua che anticipa la Pasqua eterna, il Paradiso. Noi andiamo verso la Pasqua. Qui a Bologna la Chiesa è ormai un dato acquisito, ma la Chiesa prega e vive per quanto noi vi andiamo. La Chiesa non è un dono garantito. Tutte le Chiese dovrebbero avere sempre davanti la propria provvisorietà.
Le altre ideologie promettono fratellanze, ma non quella che viene dal calice e che sola può darci la vera fratellanza.
Quando ero in seminario, in America, il nostro rettore P. Alexander Schmemann usava dire che chi giunge a questa sera può pensarsi felice. Il Signore ci dà la possibilità di rifare il nostro battesimo nella notte di Pasqua. La Chiesa ci offre in questo periodo le sue liturgie con momenti di preghiera più intensa (i Keretismì, il Grande Canone di Andrea di Creta, la Domenica dell’Ortodossia, quella di S. Gregorio Palamas). Viviamo assieme questo periodo, preghiamo assieme, rinnoviamo il nostro entusiasmo, anche se siamo rimasti pochi.
Nella Chiesa Ortodossa c’è l’usanza che il sacerdote, in questa sera, chieda perdono ai fedeli delle sue colpe o mancanze. Io so di essere stato brontolone, trascurato, leggero, di non avere parlato quando era il momento o di avere parlato in un momento inopportuno.
Per tutto quello che non ho fatto o avrei potuto e dovuto fare vi chiedo perdono, fratelli e sorelle. Per tutte le mie colpe, volontarie ed involontarie, vi chiedo di perdonarmi.

Amin

Il mio ricordo del Metropolita Cipriano

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Il 17 Maggio 2013 (secondo il calendario ecclesiastico) si è addormentato nel Signore il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì.
Io lo conobbi quattordici anni fa. Avevo quasi venticinque anni, era la fine di Dicembre del 1999, e dovevo essere ordinato diacono. Era la sua prima visita pastorale a Pistoia e anche la sua prima ordinazione nella piccola chiesa della Divina Sapienza (non c’era ancora la nostra Chiesa attuale, quella intitolata ai Santi Martiri e Confessori del XX secolo). Ne ebbi subito una grande impressione. L’anno successivo, insieme al p. Vitaly Stelyan, che era allora Parroco della nostra chiesa, mi recai in pellegrinaggio al Monastero dei Santi Cipriano e Giustina e vi rimasi per circa una settimana. Mi fu possibile così osservare più da vicino quest’uomo di cui si diceva tanto nel bene e nel male. In seguito l’ho visto più volte a Pistoia durante le sue visite pastorali.

Chi abbia conosciuto personalmente, come ho fatto io, il metropolita Cipriano, non può che parlarne bene. I suoi detrattori, eppure, (che in molti casi, oltre a non averlo mai conosciuto, non si sono presi neppure presi la briga di leggere quello che scriveva) lo hanno accusato di tutto. La cosa interessante è che, mentre alcuni lo consideravano un fanatico fondamentalista, altri vedevano in lui soprattutto un pericoloso modernista… Quando mi accade di trovarmi in mezzo ad accuse tanto contrastanti di solito mi viene da pensare di essere nel giusto. A volte cercare la verità significa stare in bilico su un filo di lama, anche se qualcuno crede che la verità sia solo un insieme di facili formulette da imparare a memoria e sulle quali adagiarsi come su una comoda poltrona. Il Metropolita Cipriano questo non lo pensava affatto: la verità era per lui sì una via regia – una strada dritta e lineare – da percorrere, ma con le sue insidie, le facili deviazioni, le tentazioni di destra e di sinistra.

Una cosa che mi ha colpito molto è stato leggere, il giorno dopo la sua morte, il commento di un sacerdote ortodosso greco neocalendarista: “R.I.P. Ma non era in comunione con la Chiesa”. Ecco, questa è una cosa che il Metropolita Cipriano non avrebbe mai fatto: sostituirsi a Dio nel decidere che è dentro e chi è fuori dalla Chiesa Ortodossa. Di fatto i suoi detrattori si dividevano in due gruppi distinti: da un lato neocalendaristi che lo accusavano di essere fuori dalla Chiesa; dall’altro vecchiocalendaristi che lo osteggiavano perché non voleva dire che i neocalendaristi sono fuori dalla Chiesa… Un paradosso che, come tutti i paradossi, fa un po’ sorridere e un po’ pensare. Ciò che questi detrattori hanno in comune, al di là delle loro macroscopiche differenze, è la nonchalance con cui decidono della salvezza altrui. Questo, ripeto, il Metropolita Cipriano si è sempre rifiutato di farlo.

Voglio concludere questo breve ricordo con le parole dell’Arcivescovo Crisostomo di Etna (California):

Sua Eminenza, sia prima che dopo il suo attacco debilitante, ha sempre avuto uno strano effetto sulle persone. Quando i suoi detrattori, quelli che lo avevano condannato per il suo ritorno al vecchio calendario, quelli che lo avevano apertamente diffamato e calunniato, e anche quelli che avevano avuto espressioni d’odio per lui, si sono trovati in sua presenza, sempre si sono sciolti. L’ho visto più volte con i miei occhi, e  altri mi hanno raccontato di esperienze simili. Vescovi neocalendaristi, chierici vecchiocalendaristi ostili al suo spirito moderato, e molti altri, incontrandolo faccia a faccia, avrebbero poi improvvisamente chiesto il suo perdono (e a volte scoppiando addirittura in lacrime). E in risposta? Il Metropolita sarebbe semplicemente diventato più gentile e più infantile. Avrebbe sorriso con tale amore premura da far cadere letteralmente ai suoi piedi anche i suoi peggiori critici. E lui li avrebbe baciati con gioia inimitabile.

p. Daniele

E’ morto il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì

Chiesa Ortodossa Greca del Vecchio Calendario
Santo Sinodo dei Resistenti

ANNUNCIO
Il riposo di Sua Eminenza il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì
Il Metropolita Cipriano

Desideriamo annunciare che, dopo lunga malattia, Sua Eminenza il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì, Presidente del Santo Sinodo dei Resistenti della Chiesa Ortodossa Greca del Vecchio Calendario e Igumeno del Santo Monastero dei Santi Cipriano e Giustina si è addormentato in pace nel Signore oggi, Giovedì 17/30 Maggio 2013 all’età di 78 anni e a riposo nella sua cella monastica.
Conceda a lui riposo il Signore in mezzo ai Giusti nella Terra dei Viventi.
L’Ufficio funebre avrà luogo presso la sede della Metropoli di Oropòs e Filì, nella Chiesa Cattedrale del Santo Monastero dei Santi Cipriano e Giustina, Filì, Attica, Grecia, Sabato 19 Maggio (vecchio stile) / 1 Giugno (nuovo stile) 2013 alle ore 10,00, alla fine della Divina Liturgia.

A nome del Santo Sinodo
† Sua Eminenza, Vescovo Cipriano di Oreoi,
Presidente facente funzione del Santo Sinodo
† Sua Eminenza Vescovo Klemes di Gardikion
Segretario del Santo Sinodo

Perché gli ortodossi festeggiano il Natale il 7 Gennaio?

«Natale? Il 7 Gennaio? E perché?». Molti cristiani ortodossi si sono sentiti declinare in un modo o in un altro una domanda come questa. A dire il vero, gli italiani fanno spesso fatica anche a capire cosa sia un cristiano ortodosso; e pensare che l’Ortodossia è la più importante minoranza religiosa in Italia. A complicare la faccenda c’è anche il fatto che non tutti gli ortodossi festeggiano il Natale il 7 Gennaio, ma questo è un altro problema: non ne parleremo diffusamente, ma ne accenneremo in fondo. Nelle righe seguenti cercheremo di chiarire le idee sul calendario della Chiesa Ortodossa. (altro…)